Le G2 chiedono leggi ad hoc per le seconde generazioni

Le seconde generazioni, figli di immigrati, in Italia, hanno ormai raggiunto le 491mila presenze (stima dossier Caritas/Migrantes). Il numero, relativo al 2016, comprende solo i minori nati in Italia o nei Paesi di origine e successivamente ricongiunti. Dai calcoli restano fuori le seconde generazioni ormai maggiorenni, che si trovano già davanti agli ostacoli che i loro fratelli e sorelle minori affronteranno una volta raggiunti i 18 anni, se privi di passaporto italiano: mantenere un permesso di soggiorno autonomo rispetto ai loro genitori.

Proprio sulle difficoltà delle seconde generazioni senza passaporto italiano si è concentrata l’attenzione G2 – Generazioni seconde, gruppo di figli e figlie di immigrati che hanno vissuto direttamente una cittadinanza non piena. G2 nasce a Roma nel 2005, ne fanno parte cittadini del mondo originari di Asia, Africa e America Latina, la maggior parte di loro è cresciuta nella capitale italiana. “Abbiamo creato un gruppo perché non vogliamo più subire passivamente leggi che condizionano le nostre vite senza poter dire la nostra” spiega Mohamed Tailmoun, G2 di nazionalità libica. “Per noi non esiste una legislazione ad hoc, che tenga presente il fatto che siamo cresciuti qui – aggiunge Tailmoun – ma dipendiamo dalle stesse normative create per i nostri genitori. E’ come se fossimo appena arrivati in Italia”.

Il primo di luglio le G2 hanno organizzato a Roma il loro primo Workshop, un’intera giornata dedicata allo studio della legislazione italiana. Il workshop si è svolto presso la Casa Internazionale delle Donne e vi hanno partecipato giovani e meno giovani di origine filippina, cinese, marocchina, giapponese, libica, etiope, capoverdiana, tunisina, egiziana, iraniana, cilena, ecuadoriana, peruviana e messicana provenienti dalla capitale, ma anche da Milano, Genova, Prato, Camerino e Napoli.

Nella prima parte del workshop, con l’aiuto degli esperti Katia Boca, avvocato della Caritas di Roma e Mauro Valeri, vice presidente Comitato minori stranieri, sono stati affrontati alcuni punti principali: il permesso di soggiorno per motivi familiari, che permette di restare legati economicamente alle proprie famiglie solo fino ai 18 anni; il permesso per studio, evidentemente pensato per chi entra in Italia da maggiorenne ma poi, di fatto, molto utilizzato per le seconde generazioni che risentono dei tempi limitati di durata; la carta di soggiorno, quasi impossibile da ottenere per chi ha lavori precari; alcuni casi di rifiuto della cittadinanza italiana ai nati in Italia così come i rifiuti, per redditi ritenuti insufficienti, delle richieste di seconde generazioni nate nei Paesi di origine.

Alla prima parte del workshop è intervenuto l’assessore romano all´università, alle politiche giovanili e alla sicurezza, Jean Leonard Touadì. Per l’assessore “non si possono chiamare immigrati dei ragazzi che non si sono mai mossi da Roma. L’Italia ha tutte le ragioni politiche per concedere la cittadinanza ai nati nel Paese, visto l’andamento demografico”.

It's only fair to share...Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Lascia un commento