La pace perde un’artigiana e i bambini di strada una mamma

Nella mattinata di lunedì 05 giugno 2017, sull’autostrada Torino Milano, in un terribile incidente è morta la storica educatrice e mediatrice culturale torinese Sued Benkhdim, presidente dell’associazione di volontariato “Diafa Al-Magrib” e docente di comunicazione interculturale alla Ca’ Foscari di Venezia.

Chi era Sued benkhdim?

Sued nasce il 28 gennaio del 1959 in un quartiere popolare di Casablanca, (aveva compiuto 47 anni da pochi giorni). Tutto sembrava destinare la piccola Sued ad una vita rinchiusa nella stretta cerchia familiare: femmina, di famiglia modesta e di più disabile… ma pensare così era contare senza la sua straordinaria forza interna.
Sued compie brillanti studi di letteratura a Casablanca la sua città d’origine e poi riesce ad andare a proseguire gli studi in Danimarca.

Nel 1987, arriva in Italia, dalla Danimarca. “Sono prima andata a Roma per insegnare alla Sapienza.” Mi disse nell’ultima intervista che mi ha concesso in ottobre scorso, “Avevo finito di studiare in Danimarca. ma il clima nordico mi era difficile da sopportare e il mio stato di salute ne risentiva molto. Allora ho chiesto di essere mandata da qualche parte sul mediterraneo. L’Italia ha subito accettato la mia candidatura. Ma si aspettavano una docente alta, bionda e con gli occhi azzurri. Ma è arrivata una mediterranea mora e piccolina e per di più con un passaporto verde scritto in Arabo. È stato subito chiaro che non era possibile. All’epoca la mentalità non era matura per accettare dei docenti provenienti dai nostri paesi.”

Allora poco dopo, per motivi di lavoro, arriva a Torino. Da quel momento non ha cessato di lavorare e militare per i diritti degli “ultimi”: Quegli a cui non pensa nessuno.
E’ stata tra le prime operatrici socialie mediatrici culturali ad occuparsi degli immigranti in genere ma soprattutto delle donne e dei minori non accompagnati.
Da anni, instancabilmente, cerca di migliorare la vita dei bambini sfruttati, quelli che vengono classificati al meglio come “piccoli vu-comprà” e al peggio “baby pusher”.
Sued Benkhdim era diventata da anni un simbolo vivente della falsità dei cliché d una comunità marocchina chiusa su se stessa e di una donna marocchina passiva e sottomessa alla tirannia dei maschi. Sued era l’immagine di una comunità Marocchina attiva, propositiva e aperta al dialogo con tutti. Proprio quella che nessuno sembra voler vedere. Perché non conferma le idee preconfezionate, non fa i titoloni, non fa vendere i giornali.

Da stamattina, il dialogo (in un momento di forte bisogno) perde una delle sue più sicure costruttrici e questa sera i “baby pusher” del Valentino e di altrove, forse non lo sanno ancora, ma sono ancora un po’ più orfani, un po’ più soli e emarginati nella città ostile … Hanno perso un’altra madre.

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